Nei contratti a distanza il consumatore ha diritto di recedere entro 14 giorni senza dover fornire motivazioni e senza penali. È una delle tutele più importanti dell’e-commerce.
Quando si applica
Vendite a distanza a consumatori (B2C). Il termine di 14 giorni decorre dalla consegna del bene (o dalla conclusione del contratto, per i servizi).
La decorrenza: il dettaglio che si sbaglia
Il termine non parte sempre dalla consegna. Per un ordine con più beni consegnati separatamente decorre dalla consegna dell’ultimo bene; per un bene in più lotti, dall’ultimo lotto; per le consegne periodiche, dalla prima. È il caso più frequente negli e-commerce reali e la fonte più comune di contestazioni.
Eccezioni principali
Il recesso non si applica, tra l’altro, a: beni su misura o personalizzati, beni deperibili, beni sigillati aperti non restituibili per motivi igienici, contenuti digitali la cui esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e la sua accettazione della perdita del diritto.
Obblighi informativi
Il venditore deve informare il consumatore prima che sia vincolato dall’ordine, e fornire il modulo tipo di recesso.
Attenzione. Se non lo fa correttamente, il termine si estende di 12 mesi (art. 53). Un ordine su cui non hai informato correttamente resta annullabile per oltre un anno: l’informativa corretta è soprattutto nell’interesse del venditore.
Un errore diffuso al checkout
Molti e-commerce inseriscono una casella obbligatoria “ho preso visione del diritto di recesso”. Non va fatto.
Il recesso è un diritto inderogabile: non c’è nulla da accettare e il consumatore non può rinunciarvi spuntando una casella. L’obbligo del venditore è informare, e si assolve con un testo chiaro e un link raggiungibile. L’unica casella obbligatoria legittima è quella di accettazione dei termini di vendita, che sono clausole contrattuali.
Approfondimento: diritto di recesso.